Il Disturbo da Alimentazione Incontrollata, Binge Eating Disorder in inglese, è un disturbo della nutrizione e dell'alimentazione di tipo bulimico, caratterizzato da "abbuffate" ricorrenti e compulsive che però non vengono associate a induzione al vomito, assunzione di diuretici o di lassativi o di manovre messe in atto per l'eliminazione del cibo. Coloro che ne soffrono sono solitamente in sovrappeso e hanno anche disagi psicologici per questa loro condizione, tanto da arrivare anche alla depressione. L'obesità aumenta anche la possibilità di andare incontro a problemi di salute come ipertensione, dislipidemie, diabete, problemi muscoloscheletrici, alterazioni ormonali, disfunzioni sessuali, difficoltà cardiorespiratorie.

Si calcola che il 3% della popolazione soffra di BED e che siano soprattutto le rappresentanti del sesso femminile ad avere disturbi, soprattutto a partire dalla tarda adolescenza o nella terza decade, mantenendo un andamento costante fino ai 55 anni. Non è semplice distinguere il BED dalla bulimia nervosa di tipo non purgativo: la differenza principale sta nel fatto che in quest'ultima il controllo del peso viene raggiunto attraverso il digiuno per due o più volte alla settimana e all'intensa attività fisica, mentre nel BED dei comportamenti simili sono assenti. Le crisi bulimiche nel BED sono caratterizzate dalla voracità, dal fatto che avvengono in solitudine e dal forte senso di vergogna, al quale però non fanno seguito delle manovre per l'eliminazione del cibo assunto.

I sintomi.

Il Disturbo da Alimentazione Incontrollata è una malattia che si manifesta con comportamenti e sintomi ben precisi, primo tra tutti degli episodi ricorrenti di alimentazione incontrollata. Le persone che ne soffrono assumono una quantità di cibo più abbondante di quella che la maggior parte delle persone mangerebbe nello stesso periodo di tempo e nelle stesse circostanze, anche quando non si sentono affamati. In quel momento, è come se perdessero il controllo e non riuscissero a smettere di assumere cibo, fino a quando non si sentono spiacevolmente pieni. Subito dopo, comincia l'imbarazzo e il senso di colpa, tanto da sentirsi disgustati verso se stessi. A volte questo atteggiamento può portare anche a forti attacchi di depressione e a disturbi dell'umore o della personalità. Non è un caso che le "abbuffate" avvengono sempre in solitudine, visto l'imbarazzo che si prova in quei momenti. Non tutti si accorgono nello stesso momento di stare perdendo il controllo: alcuni se ne rendono conto prima di cominciare a mangiare, per altri l'evoluzione è graduale e per altri ancora arriva solo dopo aver ingurgitato troppi cibi. Chi soffre di BED vive episodi simili per almeno 2 giorni alla settimana in un periodo di sei mesi e si rivolge a uno specialista per tenere sotto controllo l'aumento di peso ma non perché si rende conto di avere un disturbo alimentare

Le cause.

Essendo un disturbo dell'alimentazione simile all'anoressia e alla bulimia, anche il BED è legato a una predisposizione genetica a cui si associano favorevoli fattori personali, familiari, sociali e ambientali, che possono peggiorare la situazione. A volte, si manifesta maggiormente nei soggetti obesi ma anche in quelli che soffrono di insonnia. Il sonno è infatti alla base delle alterazioni del comportamento alimentare tipiche del disturbo da binge-eating. Soffrire di un disturbo simile significa avere delle alterazioni ormonali e quindi delle sostanze presenti nel cervello e a livello gastroenterico che regolano appetito, sazietà e stimolo all'assunzione di cibo.

Trattamento.

Il disturbo da binge-eating rientra nei Disturbi Alimentari Non Altrimenti Specificati e la sua diagnosi è al centro di numerose discussioni e controversie. Comporta sia problemi fisici che psicologici e per curarlo è necessario intervenire con un approccio multidisciplinare con medici internisti e psichiatri. Chi soffre di questo disturbo va incontro a obesità, tanto da ingrassare anche 20-30 kg in sei mesi, a cambiamenti nel proprio metabolismo, ad alterazioni gastrointestinali ma anche a disturbi dell'umore, d'ansia e di personalità. L'approccio psicoterapico che permette di raggiungere i risultati migliori è la terapia cognitivo-comportamentale, che punta a ridefinire il rapporto con il cibo e a combattere contro gli stimoli negativi che causano le abbuffate. Si può associare quest'ultima a un trattamento farmacologico con antidepressivi con farmaci che riducono la sensazione di fame o l'assorbimento dei nutrienti. Nei casi più gravi, inoltre, si opta anche per una soluzione più drastica, l'intervento per la riduzione del peso, che però non è sempre praticabile e che potrebbe comportare numerose complicanze.