Dieta, dieta, dieta. Per noi donne può essere una vera ossessione quella dei chili di troppo. Ci impressioniamo per un pantalone più stretto o per gonfiore temporaneo. Non accettiamo di “essere umane” sotto questo profilo e che piccoli (o grandi) sgarri al regime alimentare sono contemplati. Eppure, dopo la dieta a zona e la dieta su misura, arriva la dieta in base ai geni.

Si tratta di una ricerca svolta dagli studiosi del Dipartimento di Scienze Alimentari, Fisiologia e Tossicologia dell’Università di Navarra, in Spagna. Centottanta le persone osservate, tutte comprese tra sovrappeso e obesità. Il periodo temporale è intercorso tra i sei e i dodici mesi di distanza, imponendo una dieta ipocalorica protratta per otto settimane. Risultato? Alcuni specifici geni sono associati alla difficoltà di perdere peso. Certo, essere a conoscenza dell’appartenenza a questa categoria, può aiutare ad impostare una dieta ipocalorica che possa diventare la quotidianità, senza “fuori programma” gustosi.

Per ore, comunque, si tratta di mera teoria della dieta “genetica”. Come sottolinea il presidente dell’Associazione Nazionale di Dietetica e Nutrizione Clinica «Secondo le proiezioni dei genetisti occorreranno 15-20 anni per arrivare a indicazioni dietetiche orientate dal punto di vista genetico, ma credo anch’io che ci arriveremo. Bisogna poi notare che esistono due facce della medaglia: la nutrigenetica, che ci dice come i geni influenzano gli effetti di ciò che mangiamo, e la nutrigenomica, che spiega come anche gli alimenti possano modificare l’espressione dei nostri geni. I nostri recettori del gusto, che si trovano nel cavo orale ma che sono stati scoperti identici anche più in profondità nell’apparato gastrointestinale, ad esempio sul pancreas, sono uno dei punti di incontro di questi due filoni». Aggiunge, inoltre, Giuseppe Fatati che «essi infatti orientano le nostre scelte alimentari: sapere che tipo di geni (e quindi recettori) abbiamo potrà darci indicazioni utili su come impostare le diete. E questo è solo uno dei tanti approcci possibili: quando avremo una mappa completa dei geni coinvolti nei processi alimentari potremo davvero dare consigli personalizzati».

Roberta Santoro