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Clonati siti a sostegno delle donne vittime di violenza

All’apparenza sembrano siti contro la violenza, in realtà nascondono odio e diprezzo verso le donne e verso i centri d’accoglienza che definiscono luoghi di “immoralità e prostituzione”

Clonati siti a sostegno delle donne vittime di violenza.

Mentre le cronache raccontano ogni giorno di omicidi e violenze a danno di donne, evidenziando un’allarmante emergenza sociale, sulla rete sono in aumento siti internet e pagine di social network dai nomi innocui ma che nascondono odio e istigazione alla violenza verso le donne: centriantiviolenza.com, movimentoperlinfanzia.com, noviolenzadonne.blogspot.com sono solo alcuni degli url utilizzati.

Basta leggere poche righe per accorgersi di essere incappati in un falso sito contro la violenza sulle donne, avendo questi caratteristiche simili tra loro: innanzittutto vi è la negazione del fenomeno della violenza della donna o la giustificazione di essa, per cui l’uomo è “giustificato” nel compiere simili reati in quanto esasperato e provocato dal comportamento della partner; altro elemento ricorrente è la contrarietà alla legge sullo stalking in quanto voluta da femministe e l’attacco a sentenze considerate a favore di “pedo calluniatrici”. Una costante è l’utilizzo di termini quali “nazifemminismo” , “bigenitorialità” e l’esaltazione di notizie tendenziose che non trovano riscontro nella stampa nazionale, in cui le vittime sono uomini. La scelta della url, molto simile a quella di siti realmente volti ad aiutare le donne, non è di certo casuale: spesso il loro scopo è quello di attirare vittime per invitarle a non denunciare per “evitare di rovinare la famiglia”, facendo così leva su uno dei principali deterrenti psicologici per le donne, e scoraggiandole nel rivolgersi ai centri di assistenza in quanto considerati “centri di guerra sessisti” che istigano all’odio.

Anche su Facebook è presente questo triste fenomeno. La pagina “ No alla violenza sulle donne” altro non è che una pagina anti-donna: conta 465 mila like, ottenuti con metodi di marketing sleali, ossia con centinaia di profili falsi, soprattutto di donne in bikini o pose sexy che chiedono l’amicizia a migliaia di contatti pe rinvitarli poi ad aderire alla pagina. Sulla pagina non si contano i link dedicati a madri che uccidono i figli, ad aborti, a violenze ai danni di uomini, ex mariti “spremuti” economicamente da donne, di femministe e pedofile e solo raramente, poiché osservati, trattano realmente di femminicidio, con tanto di commenti di fantomatiche donne dai nomi improbabili, a sostegno di questi uomini “esasperati” e “costretti” a commettere simili azioni.

Sicuramente esistono donne crudeli capaci di “usare” i figli a danno dell’ex marito e in grado di compiere barbarie, ma non si può non guardare la realtà e negare che il femminicidio rappresenti un pericoloso problema sociale in crescita, la cui soluzione parte dallo sviluppo di politiche di prevenzione e di sensibilizzazione sociale, auspicando ad una cultura del rispetto e combattendo certi stereotipi in cui si insidia la violenza per le donne.

Approfondimenti: violenza sulle donne

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