
Grazie ad Internet, le donne saudite possono sentirsi più libere. In che modo? Costrette a rispettare mille divieti nella vita pubblica, nel privato accendono il pc e si esprimono liberamente attraverso un blog. Saudiwoman’s Weblog è la pagina web dove Eman racconta la sua vita di donna velata e sottoposta alle regole di un mondo che le vieta anche di guidare. Ma Eman è solo una delle migliaia di donne saudite che ogni giorno postano sui loro diari virtuali le vicende del mondo femminile in Arabia Saudita. Heman racconta “Ho studiato negli Stati Uniti e quando sono tornata ho cominciato a notare i tanti stereotipi che all’estero circolavano sulle donne saudite, così ho pensato di scrivere. Per provare a spiegare”. Un esperimento che ha avuto successo e che ogni giorno raccoglie commenti da tutto il mondo.
Eman è la più popolare di questa nuova generazione di giovani che, grazie ad Internet, rompono l’isolamento culturale e si confrontano tra loro. Raccontano e si raccontano in rete grazie all’anonimato e alla libertà di poter digitare le parole che, a voce, non potrebbero mai pronunciare. Se si considera il fatto che in Arabia Saudita ragazzi e ragazze vivono in universi separati, frequentano scuole diverse, non hanno luoghi di incontro comuni e non possono parlarsi, possiamo renderci conto dell’importanza del fenomeno.
I giovani non stanno più in silenzio e non accettano il mondo chiuso nel quale sono costretti a vivere. La loro voce in rete è il sintomo di un piccolo cambiamento. Eppure, anche nel mondo di Internet ci sono restrizioni, almeno ideologicamente. Uno studio della King Saud University di Ryad, infatti, rivela che il 68% delle ragazze saudite non mette il cognome nel loro profilo Facebook e solo il 5% di loro mette sul sito fotografie che le rappresentano. Qualche velo persiste anche nella realtà virtuale, ma chssà che presto non possa squarciarsi anche lì.
Raimonda Granato