
Sarebbe inutile cercare di ignorare il fatto che oggi, 8 marzo, si festeggia la Giornata Internazionale della Donna, meglio conosciuta come Festa della Donna. In un’epoca in cui ancora dobbiamo scendere in piazza per difendere i nostri diritti – come nella manifestazione Se non ora quando -, questa festa deve essere considerata un momento per fermarci a riflettere sulla nostra condizione moderna. Solo recuperandone il vero significato storico, si può dare nuova forza al desiderio di riappropriarci del nostro essere donna e, per questo, sì, festeggiare.
La giornata dell’8 marzo fu istituita nel 1977 su decisione dell’Assemblea generale delle Nazioni Unite per riconoscere “gli sforzi della donna in favore della pace e la necessità della loro piena e paritaria partecipazione alla vita civile e sociale”. Perchè proprio questa data? In realtà, già nel secolo scorso le donne avevano scelto l’8 marzo per celebrare le proprie conquiste e per rendersi protagoniste di grandi azioni. Come, ad esempio, la grande marcia che nel 1908 decine di migliaia di operaie organizzarono a New York per ottenere lavoro e paga più dignitosi, per il diritto di voto e l’abolizione del lavoro minorile. Al grido di: “Bread and Roses” le donne americane chiedevano una vita migliore e una maggiore considerazione da parte del mondo. Al posto delle rose, noi oggi usiamo le mimose e, oltre al pane, chiediamo anche la dignità di poterlo guadagnare in maniera lecita e onorevole. Da tempo, però, si è diffusa l’errata credenza che l’8 marzo si celebri per ricordare i 146 operai – di cui 129 donne – morti nell’incendio del 1911 alla camiceria Triangle Shirtwaist Company di New York: in realtà, l’incendio avvenne il 25 marzo ma dopo quella tragedia si ottennero enormi migliorie nel campo dei diritti dei lavoratori.
Che vogliamo ignorarla o osannarla, questa festa è simboleggiata dall’allegra mimosa solo qui da noi, in Italia, dove Rita Montagnana e Teresa Mattei, due attiviste dell’Udi (Unione donne italiane) nel 1946 pensarono di abbinare un fiore a questa ricorrenza e la scelta cadde sulla mimosa perché fiorisce nei primi giorni di marzo e non costa tanto, per cui è accessibile a molti. Dalla matrice femminista delle prime manifestazioni, la Festa della Donna oggi è diventato un fenomeno puramente commerciale, snaturandosi completamente. Del resto, non è colpa di quelle donne che dicono no, che si oppongono all’ideologia di massa, che si ribellano alla visione dettata dai maschi al potere, che non ci stanno a lasciare a casa il cervello. Noi siamo donne ogni giorno dell’anno e, se pure l’8 marzo abbiamo voglia di festeggiare, non è sbagliato: l’importante è dimostrare di essere Donne con la D maiuscola ogni altro momento della nostra vita.